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    La maglia traforata della Juventus, un modello Robe di Kappa innovativo?

    Le maglie “traforate” Robe di Kappa

    Nella stagione 1990-91 la Juventus presenta un’inedita (o quasi…) divisa da trasferta di colore nero. Per la prima parte della stagione la maglia nera è proposta in un particolare materiale traforato, già sperimentato dalla Juventus con la maglia da allenamento fornita dalla Kappa per il ritiro pre-campionato di Buochs (nella duplice versione bianca e nera). La maglia nera traforata è salutata dai tifosi con grande entusiasmo, costituendo il capo più venduto quell’anno sui cataloghi F.S.M., per una stagione comunque fallimentare anche sul piano del merchandising, dati i risultati non proprio brillanti del “calcio champagne” portato da Gigi Maifredi…

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    Il telaio di “Eduard Dubiet”

     

    Tutti i cataloghi della F.S.M. fino alla stagione 1988-89 sono caratterizzati da trafiletti che, in versione più o meno ampliata, descrivono il famoso telaio Dubied con cui veniva confezionata la cosiddetta maglia “All Time” della Juventus. Ad oggi la descrizione più esauriente del particolare macchinario è tuttavia quella che compare sul pannello esplicativo posto accanto al telaio, esposto in una apposita sala del quartiere generale di BasicNet a Torino, società proprietaria del marchio Robe di Kappa e, dal 2008, anche del prezioso cimelio.

     

    STORIA DELLA MACCHINA PER MAGLIERIA DUBIED

    Per conoscere la vera storia della macchina per maglieria “DUBIED” bisogna risalire al 1930, quando l’ingegnere svizzero Eduard Dubied (esperto in macchine per tessitura), tifoso juventino, dopo una serata piacevole con alcuni amici dirigenti della Juventus di allora, decise di progettare e fabbricare un telaio particolare per realizzare una maglia a strisce verticali con elasticità orizzontale. Nacque così una maglia bianconera speciale per la sua Juventus.

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    La maglia “lucida” Robe di Kappa

    #3 L. De Agostini

    Nella stagione 1988-89 per la prima volta la Robe di Kappa (pur essendo sponsor tecnico della Juventus dal dicembre del 1978) realizza una maglia utilizzata in gare ufficiali dai giocatori bianconeri. Sino a quel momento, infatti, la Kappa si limitava ad apporre sulle maglie da gioco solo il logo dei “due omini”, lasciandone la effettiva realizzazione alla famiglia Savio “Maglificio Romano”, artigiani di Torino che dai primi anni ’70, utilizzando il famoso telaio Dubied, confezionavano la maglia bianconera. La prima maglia targata Robe di Kappa irrompe portando con sé importanti novità. Innanzitutto è realizzata in quel tessuto lucido (100% poliestere) che avrebbe caratterizzato le maglie da calcio dei primi anni ’90 e quindi introduce, sul dorso, le tipologie di numero che avrebbero di lì in avanti campeggiato sulle casacche bianconere: il numero “con doppia bordatura” (riservato, nel caso della maglia “lucida”, soltanto agli esemplari destinati al merchandising e poi utilizzato regolarmente dalla squadra fino alla stagione 1993-94 e, ) e quello “tridimensionale” (già apparso sulla maglia rosa del 90° anniversario, destinato alla maglia lucida “da campo” e successivamente utilizzato dalla Juventus solo in sporadiche circostanze). La nuova maglia, in realta’, sarebbe stata impiegata solo in qualche occasione, come per altro anticipato dalla descrizione del prodotto fornita dal catalogo F.S.M. della stagione ’88-’89:

  • BLOG,  F.S.M.

    Dalla F.S.M. alla “Old Legend Jersey”

     
    Rivista “Calcio Gold”

    Proponiamo di seguito una significativa intervista rilasciata nel dicembre del 2002 da Luciano Antonino (fondatore insieme a Marco Boglione della F.S.M.) a Mario Bruno, inviato della rivista “Calcio Gold”. In queste righe il signor Luciano traccia il percorso che conduce dalla F.S.M. all’operazione revival Old Legend Jersey:

    “MAGLIE LEGGENDARIE, ovvero maglie d’autore, copie fedeli di tenute da gioco particolari, magari realizzate con telai d’epoca e firmate. Sapete chi ha inventato il merchandising? Quella strepitosa emozione che provoca ogni tipo di oggetto indossato con coraggio, persino con sfrontatezza, per testimoniare e sostenere la propria appassionata idea sportiva? «Se mi consentite, l’ho inventato io». Il pioniere dell’abito da gara casual per i tifosi in genere si chiama Luciano Antonino, e vive, oggi proprio serenamente, in campagna in quel di Bairo, placida zona del Canavese, rigogliosa terra del Piemonte. Signor Antonino che fece, allora, tanti anni fa? «Assieme a Maurizio Vitale e a Marco Boglione, è storia del 1983, ci incamminammo su una strada che si è rivelata nel tempo molto importante e, se mi passate il termine, addirittura rivoluzionaria: decidemmo infatti di vendere i prodotti ufficiali delle squadre di calcio».