LUCIANO RACCONTA...,  MAGAZINE

[6] La FSM, il colore verde e la maglia rosa “del 90°”

L. Antonino, “Ecce homo”

[Mario] Eccoci dunque al catalogo verde, dal formato più piccolo ed elegante, che avete stampato nei primi mesi del 1988 in occasione del novantesimo anniversario della fondazione della Juventus, celebrato nel novembre dell’anno precedente. In questo catalogo proponevate, oltre alla maglia rosa, un abbigliamento tecnico del tutto nuovo, realizzato dalla Robe di Kappa con il vostro supporto e consiglio. Da questo momento in poi il verde, che riprendeva il colore dell’alloro associato in occasione delle celebrazioni allo stemma della Juventus, diviene un inserto tipico dell’abbigliamento tecnico della squadra, andando addirittura a “colorare” il simbolo della Kappa sulle maglie bianconere a partire dalla stagione 1990-91. Possiamo dire che il colore verde simboleggi visivamente l’importanza che la F.S.M.stava assumendo nell’ambito della Juventus?

[Luciano] Quanto affermi riguardo al colore verde è forse eccessivo, ma quello che è certo è che la F.S.M. stava davvero divenendo un punto di riferimento per la stessa società bianconera, grazie all’importanza sempre maggiore che la Robe di Kappa stava conferendo al nostro contributo. Al riguardo vorrei tornare sulla fornitura della maglia rosa per la partita contro l’Avellino: fu una situazione che ci vide davvero protagonisti, sia perché proponemmo l’idea, sia perché poi la realizzammo concretamente. La maglia rosa la ideammo dunque noi e volendoci rifare alle camicie degli esordi pensammo innanzitutto ad un grande colletto sciallato. Il modello approntato lo facemmo quindi realizzare a Torino dal Maglificio Subalpino, e non dal Maglificio Savio-Romano che ormai da anni si occupava di confezionare la maglia bianconera. L’operazione “maglia rosa” fu in realtà condotta in grande fretta, e questo si tradusse nella produzione di una maglia che già all’epoca incontrò pareri contrastanti: quando per la prima volta la avemmo fra le mani ci accorgemmo innanzitutto che si trattava di una maglia incredibilmente spessa al punto che ci venne da soprannominarla “il cappotto” e gli stessi giocatori della Juventus ce lo confermarono senza troppo entusiasmo. Il numero da applicare sul retro della maglia lo facemmo realizzare in flock, un particolare materiale vellutato, dalla N.S.T. di Torino, azienda ancora oggi specializzata in quel tipo di prodotto. Riguardo invece al font “tridimensionale” utilizzato per la numerazione, che mi dici suscitare qualche perplessità oggi fra gli appassionati ed i collezionisti, credo lo scegliemmo rifacendoci alla maglia grigia in tessuto jaspè, un modello realizzato dal maglificio Valzoff e facente parte di quella linea relax ideata con Stefano Tacconi e che stava riscuotendo grande successo sui nostri cataloghi. Se la maglia rosa non incontrò una grande approvazione da parte dei giocatori molto diversa fu invece la reazione dei tifosi, cui venne venduta dentro una confezione verde in tiratura limitata, in collaborazione con l’Airc per la ricerca contro il cancro e correlata da due lettere, una di ringraziamento su carta intestata della F.S.M.firmata da Marco ed una su carta intestata della Juventus autografata dal presidente Boniperti.